
Lettera di Obama
Come saprete ormai tutti Barack Obama Hussein è il nuovo Premio Nobel per la Pace. L'istituzione svedese che decide del Premio ha sorpreso tutto il mondo con questa assegnazione che però io trovo, per tempistica e lungimiranza, assai opportuna.
Tralasciando gli abomini tutti nostrani di comitati che al Nobel per la Pace 2010 candideranno niente meno cheSilvio Berlusconi il premio al Presidente degli Stati Uniti premia il cambiamento in corso, relativo alla politica estera dello stato più potente del mondo. Dalla visione unilaterale e fuori dalle leggi del diritto internazionale del bushismo selvaggio si è arrivati, con la faccia di questo allegro e determinato giovane presidente, a incontri con il Medio Oriente e sul disarmo mondiale di un'importanza cruciali per la geopolitica dei prossimi anni.
Eppure Obama, eletto con grande partecipazione dai cittadini americani e accolto in tutto il mondo come l'ultima speranza di pacificazione dei grandi conflitti mondiali, è stato da subito assalito da una crisi economica di cui non era responsabile, da una recessione mondiale di proporzioni devastanti e ogni suo tentativo di rimuovere dal sistema i privilegi di pochi in funzione dei tanti è stato ostacolato. Contro di lui remano tutti coloro i quali, nel mondo e negli States, vedono in pericolo la loro posizione di rendita... sia che si tratti di multinazionali del farmaco come del male; dittatori o oltranzisti religiosi.
Ecco quindi che il Nobel per la Pace diviene simbolo, quasi un'indicazione che la strada intrapresa dal presidente Obama è quella giusta e che malgrado vi siano così tanti gruppi potenti a cercare di impedire le sue riforme egli ha dalla sua parte ancora l'opinione pubblica mondiale; quei milioni di cuori silenziosi che attendono e sperano, che soffrono e pregano che il mondo possa finalmente prendere la via della Pace.
Ricevo, come sempre con puntualità e velocità, il commento del presidente Obama indirizzato di suo pugno a tutte le persone che lo hanno sostenuto come me sin dall'inizio della sua campagna elettorale per la Presidenza.
Con il mio stentato inglese tento una traduzione a vostro uso e consumo.
Questa mattina, Michelle ed io, siamo stati svegliati da una notizia sorprendente, alle 6 della mattina; abbiamo ricevuto informazione che io ero stato insignito del Premio Nobel per la Pace.
Ad essere onesti io non credo di meritare di poter essere affiancato alle persone che hanno ricevuto in passato questo riconoscimento; persone meritorie di esso in virtù del loro agire, volto a cambiare il mondo; uomini e donne che mi hanno ispirato attraverso il loro coraggioso perseguimento della pace nel mondo.
Ma so anche che nel corso degli anni il Premio non è stato consegnato in relazione a dei raggiungimenti precisi ma è anche stato usato come spinta propulsiva verso chi aveva intrapreso la strada di una giusta causa.
Ecco perchè ho dichiarato di accettare questo premio come stimolo all'azione, come richiamo a tutte le nazioni e alle persone di tutto il mondo affinchè ci si confronti sulle sfide che il ventunesimo secolo ci pone difronte. Queste sfide non si esauriranno certamente nel corso del mio mandato, nè in quello della mia esistenza. Ma so che avranno una risposta efficace laddove si riconoscerà che non potranno essere MAI affrontata da un'unica persona o da un unico paese.
Questo premio - e lo stimolo all'azione che da esso deriva - non appartiene soltanto a me o alla mia amministrazione; va invece a tutte le persone nel mondo che si sono battute per la giustizia e la pace. E ancora di più, va a voi, gli uomini e le donne d'America (e del mondo) che si sono battute così duramente in questi anni affinchè il mondo fosse un luogo migliore.
Così oggi ci apprestiamo a proseguire il difficile lavoro che abbiamo cominciato assieme. Vi sono grato per essermi stati vicino fino ad oggi e sono onorato di avere la possibilità di continuare a svolgere questo compito fondamentale negli anni a venire.
Grazie a tutti voi.
Il Presidente Barack Obama

ISTITVTO LVCE
Questa sera, addì 7 Ottobre 2009, uno scellerato manipolo di magistrati anarco-sindacalisti ha scardinato le fondamenta della Repubblica sovvertendo gli effetti di una illuminatissima legge che recava la firma primaria dell'illustre ministro Alfano.
Costoro, colti da ineguagliabile pervicacia, si ostinano a ripetere al popolo tutto come il nostro amato Premier, l'immarcescibile Cavalier Berlusconi, possa essere paragonato ad un uomo qualsiasi.
Nella scellerata sentenza di questa sera s'è sancito che il Capo del Governo della Repubblica Italiana è paragonabile, difronte alla Legge, ad un qualsiasi netturbino, postino, puranco un extracomunitario.
Ma questa sentenza ad orologeria, che mina il tentativo di ricostruire un'Italia distrutta attraverso le grandi opere, il recupero sulla crisi e l'esportazione del metodo italico in tutta Europa, questa sentenza dicevamo, che blocca il saper fare del nostro reggente in capo, non sortirà effetto alcvno.
Si chiami il paese a coorte. Si scenda in piazza una volta per tutte. Eliminare queste pulci che allontanano l'Italia dal risanamento, dalla piena occupazione e dal benessere diffuso è un compito che il nostro patriottico statista ci ha infuso e che non possiamo rifuggere giammai.
Da domani saranno distribuiti come di dovere olio di ricino e manganelli. E sarà bene che ogni uomo e ogni donna di buona volontà s'appresti a riassestare l'equilibrio democratico che ancora una volta, e per vie surrettizie e secondarie, si sta cercando di sovvertire.
Insieme si vince. Ce ne freghiamo... Evviva il Premier... Menomale che Silvio c'è.

A sort of federalism 2.
Quest'oggi su Repubblica leggo un editoriale a firma Paola Bonora: la professoressa di Geografia presso l'Università di Bologna commentava gli ultimi sviluppi del rapporto Lega/Federalismo raccontando di come il concetto di "regione" fosse stato praticamente inventato dal Costituente allorquando, nella stesura della Carta, si rifece a delle aree non preesistenti che si erano utilizzate come "compartimenti statistici" per elaborare il primo censimento sulla popolazione della neonata Repubblica. Criticando quindi il forte regionalismo imposto dall'operato della Lega e commentando che il tentativo di costruire le regioni nel '48 per arginare il possibile ritorno di un "uomo forte" al potere sia andato fallendo. In questo non ho concordato essendo invece ben felice di accogliere l'ultima parte del suo pezzo là dove auspicava un ritorno al territorio come soggetto preposto alla decisione politica.
Ho quindi approfittato delle tecnologie oggi a disposizione per scovare la sua mail e rispondere al suo pezzo che domani mattina potrete leggere gratuitamente già domattina mettendo nel motore di ricerca di Repubblica ("cerca su repubblica") inserendo le parole chiave "Paola Bonora"... il titolo dell'articolo che troverete e che vi invito a leggere per meglio capire la mia risposta è "La Lega e l'Italia delle regioni".
Qui di seguito la mia lettera che vi invito a commentare, se ne avete voglia.
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Gentile professoressa,

Terza lettera aperta a Cristiano Lucarelli (ma stavolta breve)
Caro Cristiano,
mi devi scusare, torno a tormentarti per la terza volta in questi anni, ma prometto che questa volta sarò breve.
Devo dire che apprezzo molto il comportamento che hai tenuto dal giorno del tuo rientro in amaranto fino ad oggi: umiltà, lavoro, tranquillità.
Sono fermamente convinto che il clima disteso aiuti a rimettere tutte le cose apposto e ad infondere nuova linfa nel rapporto reciproco.
Mi permetto a questo punto allora di aggiungere una piccola ed ulteriore richiesta, a rischio di sembrare pedante.
Mi piacerebbe quest'anno poter gioire dei tuoi gol. E la gioia per un gol, per essere veramente piena e soddisfacente abbisogna d'essere condivisa. Uno stadio esultante, una curva festante ed un giocatore che vi si lascia trasportare com'è giusto, bello e pulito nello sport. Qiundi, caro Cristiano, mi aspetto che alla prima e alle successive (speriamo tante) reti, abbandonati con noi ad un sano festeggiamento. Non lasciarci come in un coitus innterruptus ad attendere una tua reazione e poi a passare ore e giorni ad interpretare silenzi, teste basse, braccia al corpo. Corri con noi, grida di nuovo, leva le braccia al cielo e dillo, maremmamaiala dillo... "Goooooooooooooooooooooooool"!
Sono convinto che la stagione sarà ricca di sorprese e battaglie, basta molto poco qui da noi per ricucire le cose. Non siamo forse a detta di tutti i napoletani del centro nord?
E allora sono convinto che con l'amaranto addosso e un po' d'allegria, oltre che d'energia, il precetto dell'antica tradizione che recita "quel che è stato è stato, scurdammoce 'o passato", variazione laica alla biblica parabola del figliol prodigo, sarà d'attualità al Picchi e potremo tornare a calcare i gradoni sereni, godendo della massima serie e memori che è tutto un meraviglioso gioco, dove noi paghiamo una piccola somma per divertirci e tu ne prendi una molto molto più grande per divertirti e divertirci.
Abbracci,
Klingo.

A sort of Federalism...
"...Un sistema federato e decentralizzato di libere associazioni che includa istituzioni economiche e sociali è quello che chiamo anarcosindacalismo e che mi sembra la forma di organizzazione sociale appropriata per una società tecnologicamente avanzata nella quale gli individui non saranno costretti ad essere strumenti o rotelle di una macchina, in cui l'istinto creativo intrinseco all'essere umano avrà modo di svilupparsi in qualsivoglia maniera..." NOAM CHOMSKY

Sciopero!

Obama in Ghana
Vi parlo al termine di un lungo viaggio all'estero. Ho cominciato dalla Russia, per un summit tra le due potenze. Poi sono andato in Italia per un vertice tra le grandi economie mondiali. Sono venuto qui in Ghana per una semplice ragione.
L'aspetto che avrà il XXI secolo non dipenderà solo da quello che succede a Roma, a Mosca o a Washington, ma anche da quello che succede ad Accra.
Io non considero i Paesi e i popoli dell'Africa come un mondo a parte: io considero l'Africa come una parte fondamentale del nostro mondo interconnesso. Dobbiamo partire da una semplice premessa: il futuro dell'Africa spetta agli africani. Dico questo conoscendo perfettamente il tragico passato che ha perseguitato in certe occasioni questa parte del mondo. Io ho dentro di me il sangue dell'Africa. Mio nonno faceva il cuoco per gli inglesi in Kenya, e nonostante fosse un anziano rispettato nel suo villaggio i suoi datori di lavoro lo chiamarono "ragazzo" per buona parte della sua vita. Mio padre crebbe pascolando le capre in un minuscolo villaggio, lontanissimo dalle università americane dove sarebbe andato per ricevere un'istruzione. Diventò grande in un momento di straordinarie promesse per l'Africa. Le lotte della generazione di suo padre stavano dando vita a nuove nazioni, a cominciare proprio da qui, in Ghana. Ma nonostante i progressi che sono stati fatti, noi sappiamo che quella promessa in gran parte deve ancora essere mantenuta. Paesi come il Kenya, che quando sono nato io aveva un reddito pro capite maggiore di quello della Corea del Sud, sono rimasti drammaticamente indietro. Malattie e conflitti hanno devastato intere parti del continente africano.
E' facile addossare ad altri la colpa di questi problemi. Ma l'Occidente non è responsabile della distruzione dell'economia dello Zimbabwe nell'ultimo decennio, o delle guerre in cui vengono arruolati bambini tra i combattenti. Ma io sono convinto che questo sia un nuovo momento di promesse. Non saranno giganti come Nkrumah o Kenyatta a plasmare il futuro dell'Africa. Sarete voi. E soprattutto, saranno i giovani.
Oggi mi concentrerò su quattro aree che sono decisive per il futuro dell'Africa e di tutti i Paesi in via di sviluppo: la democrazia; le opportunità; la salute; la risoluzione pacifica dei conflitti.
La prima cosa da fare è supportare governi democratici forti e sostenibili. Nessun Paese riuscirà a creare ricchezza se i suoi leader sfruttano l'economia per arricchirsi, o se la polizia può essere comprata da trafficanti di droga. Questa non è democrazia, questa è tirannia ed è tempo che finisca. Possiamo star certi di una cosa: la storia è al fianco degli africani valorosi, non al fianco di chi usa colpi di Stato o modifiche costituzionali per rimanere al potere. L'Africa non ha bisogno di uomini forti, ha bisogno di istituzioni forti.
Questo continente è ricco di risorse naturali. L'Africa emette meno gas serra di qualsiasi altra parte del mondo, ma è il continente più minacciato dai cambiamenti climatici. Un pianeta più caldo diffonderà le malattie, assottiglierà le risorse idriche ed esaurirà i raccolti, creando le condizioni per ancora più carestie e conflitti. Tutti abbiamo la responsabilità di frenare queste tendenze e trasformare questa crisi in opportunità.
Il buongoverno non è fondamentale solo per quel che riguarda le opportunità, ma anche per quel che riguarda la terza area di cui parlerò, il miglioramento della salute pubblica. Negli ultimi anni sono stati fatti enormi progressi. E' cresciuto molto il numero delle persone affette da Hiv/Aids che riescono a condurre una vita attiva e ricevono i farmaci di cui hanno bisogno. Ma troppi ancora muoiono per malattie che non dovrebbero essere mortali. E' necessario che i singoli africani facciano scelte responsabili per impedire il diffondersi della malattia. L'America sosterrà questi sforzi, perché quando un bambino ad Accra muore di una malattia che si poteva prevenire, tutti noi, in ogni parte del mondo, ne veniamo screditati.
Se collaboriamo in nome di un futuro più sano, dobbiamo anche fermare la devastazione che viene dagli esseri umani, ed ecco perché l'ultimo argomento di cui parlerò sono i conflitti armati. Voglio essere chiaro: l'Africa non è la grossolana caricatura di un continente in guerra. Ma per tanti, troppi africani i conflitti armati sono parte dell'esistenza. Questi conflitti sono una pietra al collo per l'Africa. Dobbiamo combattere l'inumanità in mezzo a noi. Non è mai giustificabile prendere di mira innocenti in nome dell'ideologia. E' la sentenza di morte di una società a costringere i bambini a uccidere in guerra. E' un segno estremo di criminalità e vigliaccheria condannare le donne a stupri incessanti e sistematici. Dobbiamo dare testimonianza del valore di ogni bambino del Darfur e della dignità di ogni donna del Congo. Nessuna fede o cultura può giustificare le offese contro di essi. Quando in Darfur c'è un genocidio o quando in Somalia ci sono i terroristi, queste sono sfide che riguardano la sicurezza globale ed esigono una risposta globale. Ecco perché siamo pronti a collaborare attraverso l'azione diplomatica, l'assistenza tecnica e il supporto logistico, e sosterremo gli sforzi per portare i criminali di guerra di fronte alla giustizia.
Come ho detto prima, il futuro dell'Africa spetta agli africani. Cinquantadue anni fa, gli occhi del mondo erano rivolti al Ghana. E un giovane predicatore chiamato Martin Luther King venne qui, ad Accra, a guardare l'Union Jack che veniva ammainata e la bandiera ghanese che veniva alzata. Chiesero a King come si sentiva ad assistere alla nascita di una nazione. E lui disse: "Rinnova la mia fede nella vittoria finale della giustizia".
Ora quella vittoria può essere conseguita ancora una volta, e può essere conseguita da voi. E sto parlando in particolare ai giovani. Questo è quello che dovete sapere: il mondo sarà come voi lo costruite. Voi avete la forza per chiamare i vostri leader a render conto del proprio operato, per costruire istituzioni che siano al servizio del popolo. Potete sconfiggere le malattie, mettere fine ai conflitti e creare il cambiamento partendo dal basso. Potete farlo. Sì, voi potete. Perché ora la storia sta cambiando.
(Traduzione di Fabio Galimberti).
Fonte: Repubblica.it

Incredibile autogol al 94esimo!
Era stata chiesta da più parti (principalmente il Presidente della Repubblica) una moratoria degli attacchi al Premier Berlusconi in concomitanza con il G8 de l'Aquila. La moratoria non s'applicava al 98% dei mezzi d'informazione nostrani perchè, senza mezzi termini, loro non avevano mai parlato dei famosi casi "Noemi", "D'Addario" e puttanai vari. Chi portava e porta avanti la battaglia sulla glasnost lo ha fatto comunque, dando ovviamente più risalto ai temi del G8 e non negando che l'evento si sia comunque svolto in maniera decente, com'era interesse di tutti visto che ci teniamo a che l'Italia non sia lo zimbello del mondo.
I quotidiani ed i periodici stranieri invece hanno proseguito la massacrante opera di informazione dei propri utenti riguardo a chi sta governando l'Italia da anni e alla sua incredibile ed incresciosa storia.
Il G8, si diceva, è andato per Berlusconi abbastanza bene. Malgrado la scelta demagogica delle zone terremotate (alcuni hanno fatto notare come vi fossero zone in cui non era stata rimossa neppure una pietra da tre mesi a questa parte, quasi si tentasse di mantenere intatto uno scenario che avrebbe divelto il cuore di tutte le nazioni sensibili) il Nostro si è comportato incredibilimente e per tutta la durata del summit in maniera impeccabile, ricevendo l'elogio di prammatica degli altri ospiti che hanno comunque saputo ben nascondere l'imbarazzo di sedere al desco di un uomo ormai sputtanato a livello planetario.
Quello che nessuno si aspettava era l'autogol in zona Cesarini, proprio all'ultimo minuto... cioè stamattina. Libero, testata di proprietà della famiglia Berlusconi e diretta da uno dei più scaltri avvoltoi mediatici in circolazione, ha titolato con un cubitale "Obama come Silvio"... sotto al quale un'equivoca foto vedeva una giovine rappresentante della delegazione brasiliana (neanche tanto carina a dire il vero, povero Feltri a cosa t'attacchi) con accanto Obama con la testa rivolta verso il basso. Il senso dell'articolo era che anche Obama guarda il culo alle minorenni (la tipa pare avesse sedici anni). In realtà:
1) dall'immagine non sembra proprio che Obama guardi il sedere alla ragazza
2) il paragone di un uomo che si sofferma sulle grazie di una ragazza (capita anche a me e a tutti gli omini in ascolto e in lettura) non sono neanche minimamente paragonabili a ciò al quale ci ha esposto l'indecente vita del nostro presidente del Consiglio.
Obama è persona specchiata. Non più tardi di un mesetto fa aveva pubblicamente chiesto scusa alla propria famiglia e alle proprie figlie in particolare per non essere molto presente come padre. E vorrei vedere con la carica che ricopre...
Di più. In una democrazia come quella americana, dove i media sono davvero il quarto potere, neanche un decimo di quello che negli anni è emerso su Berlusconi in Italia sarebbe bastato perchè sparisse dalla circolazione in men che non si dica. E mi riferisco non a donnine, minorenni, prostituzione, droga ma anche e soprattutto collusioni con mafia e affini.
Ed ecco quindi l'autogol. Avvicinare il Presidente degli Stati Uniti d'America a ciò che di bieco è avvenuto nelle varie residenze del nano di Arcore con un articolo di testa e un approfondimento in terza di copertina dal titolo ancor più agghiacciante "Anche a Obama piace il Lato B", è una delle operazioni mediatiche più squallide, vigliacche e ingiustificate che la nostra editoria abbia mai visto nascere.
Mi auguro che il quotidiano in questione finisca sul tavolo del Presidente Obama e che faccia ancora una volta di più riflettere i grandi della Terra su chi hanno a che fare.
Per il resto anche io mi unirò il 14 alla protesta dei bloggers di tutta Italia oscurando questo spazio in risposta al decreto legge che impone anche ai blog la formula del diritto di replica entro 48 ore. Una legge liberticida e fascista, niente di meno di quello che ogni volta questo esecutivo mette in atto quando redige una legge o un decreto.
Nessuno sconto sull'informazione impresentabile!

A volte è così 2
A volte è così. La vita e lo sport si intrecciano in un modo che nessun romanzo o canzone potrebbe narrarci.
Questa mattina è nata la mia seconda bambina MADDALENA... inequivocabilmente piangendo la sua prima sillaba A ritmata come solo i tamburi di curva sanno fare.
Per me questa è già sicuramente una giornata indimenticabile e potrebbe diventare addirittura indimenticabilissima.
Ci vuol poco.
Dal cielo una stellina è scesa tra di noi, adesso speriamo che undici stelline ci riportino in cielo!
Abbracci a tutti!

A volte è così.
A volte è così che ti prende il cuore.
Una serata non senti la spinta a metterti difronte allo schermo, stanco dal lavoro, con mille preoccupazioni. Pensi che il Livorno sia l'ultimo dei tuoi problemi e che comunque di partite ce ne saranno... Finisce che allo schermo ti ci metti, ma dopo lauta cena con alcuni amici insensibili allo sport, guardando una partita registrata e andando veloce avanti nei momenti morti. I colori dallo stadio maremmano arrivano un po' scuri. Le luci del loro stadio non illuminano la notte dei sogni. E' tutto un po' così, come gettato a caso nella ruota della vita. E solo, in una città dormiente che già sa, guardi una partita controvoglia nella speranza che.
Ovviamente si perde. Poco da rammaricarsi, si è osato poco e loro hanno colpito come potevano su azioni da fermo. La notte di Livorno è vuota di suoni. Poca gente in giro. Riaffiorano i problemi di tutti i giorni: la politica, le elezioni, le tasse, arrivare in fondo al mese e sperare che tutto vada bene al parto di tua moglie.
Il Livorno lo metti lì. Oggi non ci pensiamo, domani nemmeno. E' quasi andata e c'è di più nella vita. Credi di fartene una ragione tra le tante alle quali sei costretto a farti una ragione. Credi...
E poi, così, senza alcuna interruzione nella serie continua e contigua di cose di cui occuparsi, il mercoledì mattina ti svegli con uno strano friccicorio. La noia e la stanchezza cedono ad una strana ed inaspettata euforia. Ti senti bene, sei un leone. Spacchi il mondo!
Cammini la tua vita in poche ore leggero e felice. Riordini mentalmente le tue cose e scopri che tutto può comunque trovare una soluzione, se lo si vuole. Ed ecco che dalle nebbie dei giorni precedenti riemerge un colore: l'amaranto.
Ti sei rifiutato di leggere i commenti, gli articoli, di rivedere o risentire di quella partita di due giorni fa. Adesso senti l'esigenza di esserci, di urlare, di cantare, di parlarne, di giocare... solo fosse possibile.
E allora messaggini agli amici e la condivisione di una sensazione che è quasi certezza, per un certo non so che. "Si vince, me lo sento". Un po' spernacchiato e un po' irriso ma sento comunque che un po' di fiducia la diffondo per osmosi.
E poi arriva la sera del giovedì... la fuga dal lavoro, un treno benedetto che mi riporta a Livorno proprio a dieci minuti dall'inizio. La corsa in motorino, il casco gettato alla vaffanculo sul divano. La casa deserta, chè ancora moglie e bimba son fuori.
E allora riaffiora. La nostalgia dell'odore dell'erba, degli annunci pre-partita, del caffeino con babbo o con gli amici giù al bar. Delle incazzature, delle gioie, delle trasferte, delle emozioni, dei gol urlati braccia al cielo, alle stelle.
E' il calcio. Il più sadico, terribile, efferato gioco sul pianeta terra. Ne siamo malati e questi ci fa incazzare, ci fa dire cose orribile, ci fa amare e odiare i giocatori che vestono i nostri colori, ci emoziona come un amplesso, ci porta all'inferno e ci rinnova in paradiso.
E' il calcio e "Danilovic" la butta sulle gambe del portiere a mezzo metro dalla porta spalancata come l'Oceano alle Bocche di Bonifacio.
E' il calcio e qualche zona degli spalti lato gradinata è vuota... ma come si fa...
E' il calcio ma il resto del pubblico oggi c'è. E' come me. E' in sintonia, non molla, canta, ci crede... Si sente. La tele al volume più alto accettabile per l'orecchio mi porta in curva. Dietro alle mie spalle una finestra aperta a trecento metri dallo stadio mi porta in stereo le grida e i cori, potenza del vento e dell'acustica.
E' il calcio e Ciccio va giù dopo una sponda di petto del lituano degna di Ibra il Grande.
E' il calcio e Ciccio è Ciccio... timido, riservato, mai proclama, mai annunci shock o telenovele. Mai una parola di troppo... Anzi, sembra quasi MAI UNA PAROLA. Ma con questo rigore son 25 e parte il primo "grazie".
E' il calcio e siamo a meno uno, a un passo dal sogno, proprio quando un nuovo calcio piazzato di Cordova (ah, quante pernacchie prendeva all'Ardenza) mette sulla testa di un maremmano il pareggio che dovrebbe schiantarti il cuore, ma che non ci riesce.
Tornano moglie e bimba ed è il calcio che gli ultras non fanno passare un minuto dal pareggio e si rimettono in moto con cori e ritmi tribali.
E' il calcio che la tensione sale ma non molliamo.
E poi quel finale di tempo. Il fallo di mano giusto un pelo fuori dall'area... il Grosseto in meno di un uomo e punizione dal limite, lato Diamanti, per capirci.
Parte il mantra a mani giunte, la mia prima preghiera in anni e anni "Diamanti diamanti diamanti diamanti diamanti"... la moglie spiega alla bimba circospetta che è il nome di un giocatore e allora lei si mette accanto a me e mi imita. Mani giunte e vocina flebile "diamantidiamantidiamanti"... per lei è un gioco, per me è un cuore che batte un ritmo punk!
E Diamanti la mette velenosa, così è il calcio, la palla non trattenuta torna indietro e una ciabattata del nostro inossidabile lituano, il più criticato e comunque quello che ogni anno ci crede sempre, ci riporta in vantaggio.
Da lì in poi è un accavallarsi d'emozioni, d'esaltazione, di gioia bambinesca.
A volte è così... è il calcio baby.
E grazie a Dio, pur essendo una cosa di poco conto, a volte c'è e ti riporta indietro, quando credevi di poter cambiare il mondo e che saresti andato sulla luna.
A volte è così... e speriamo ancora altre e poi altre e poi altre, tante volte!