
A volte è così 2
A volte è così. La vita e lo sport si intrecciano in un modo che nessun romanzo o canzone potrebbe narrarci.
Questa mattina è nata la mia seconda bambina MADDALENA... inequivocabilmente piangendo la sua prima sillaba A ritmata come solo i tamburi di curva sanno fare.
Per me questa è già sicuramente una giornata indimenticabile e potrebbe diventare addirittura indimenticabilissima.
Ci vuol poco.
Dal cielo una stellina è scesa tra di noi, adesso speriamo che undici stelline ci riportino in cielo!
Abbracci a tutti!

A volte è così.
A volte è così che ti prende il cuore.
Una serata non senti la spinta a metterti difronte allo schermo, stanco dal lavoro, con mille preoccupazioni. Pensi che il Livorno sia l'ultimo dei tuoi problemi e che comunque di partite ce ne saranno... Finisce che allo schermo ti ci metti, ma dopo lauta cena con alcuni amici insensibili allo sport, guardando una partita registrata e andando veloce avanti nei momenti morti. I colori dallo stadio maremmano arrivano un po' scuri. Le luci del loro stadio non illuminano la notte dei sogni. E' tutto un po' così, come gettato a caso nella ruota della vita. E solo, in una città dormiente che già sa, guardi una partita controvoglia nella speranza che.
Ovviamente si perde. Poco da rammaricarsi, si è osato poco e loro hanno colpito come potevano su azioni da fermo. La notte di Livorno è vuota di suoni. Poca gente in giro. Riaffiorano i problemi di tutti i giorni: la politica, le elezioni, le tasse, arrivare in fondo al mese e sperare che tutto vada bene al parto di tua moglie.
Il Livorno lo metti lì. Oggi non ci pensiamo, domani nemmeno. E' quasi andata e c'è di più nella vita. Credi di fartene una ragione tra le tante alle quali sei costretto a farti una ragione. Credi...
E poi, così, senza alcuna interruzione nella serie continua e contigua di cose di cui occuparsi, il mercoledì mattina ti svegli con uno strano friccicorio. La noia e la stanchezza cedono ad una strana ed inaspettata euforia. Ti senti bene, sei un leone. Spacchi il mondo!
Cammini la tua vita in poche ore leggero e felice. Riordini mentalmente le tue cose e scopri che tutto può comunque trovare una soluzione, se lo si vuole. Ed ecco che dalle nebbie dei giorni precedenti riemerge un colore: l'amaranto.
Ti sei rifiutato di leggere i commenti, gli articoli, di rivedere o risentire di quella partita di due giorni fa. Adesso senti l'esigenza di esserci, di urlare, di cantare, di parlarne, di giocare... solo fosse possibile.
E allora messaggini agli amici e la condivisione di una sensazione che è quasi certezza, per un certo non so che. "Si vince, me lo sento". Un po' spernacchiato e un po' irriso ma sento comunque che un po' di fiducia la diffondo per osmosi.
E poi arriva la sera del giovedì... la fuga dal lavoro, un treno benedetto che mi riporta a Livorno proprio a dieci minuti dall'inizio. La corsa in motorino, il casco gettato alla vaffanculo sul divano. La casa deserta, chè ancora moglie e bimba son fuori.
E allora riaffiora. La nostalgia dell'odore dell'erba, degli annunci pre-partita, del caffeino con babbo o con gli amici giù al bar. Delle incazzature, delle gioie, delle trasferte, delle emozioni, dei gol urlati braccia al cielo, alle stelle.
E' il calcio. Il più sadico, terribile, efferato gioco sul pianeta terra. Ne siamo malati e questi ci fa incazzare, ci fa dire cose orribile, ci fa amare e odiare i giocatori che vestono i nostri colori, ci emoziona come un amplesso, ci porta all'inferno e ci rinnova in paradiso.
E' il calcio e "Danilovic" la butta sulle gambe del portiere a mezzo metro dalla porta spalancata come l'Oceano alle Bocche di Bonifacio.
E' il calcio e qualche zona degli spalti lato gradinata è vuota... ma come si fa...
E' il calcio ma il resto del pubblico oggi c'è. E' come me. E' in sintonia, non molla, canta, ci crede... Si sente. La tele al volume più alto accettabile per l'orecchio mi porta in curva. Dietro alle mie spalle una finestra aperta a trecento metri dallo stadio mi porta in stereo le grida e i cori, potenza del vento e dell'acustica.
E' il calcio e Ciccio va giù dopo una sponda di petto del lituano degna di Ibra il Grande.
E' il calcio e Ciccio è Ciccio... timido, riservato, mai proclama, mai annunci shock o telenovele. Mai una parola di troppo... Anzi, sembra quasi MAI UNA PAROLA. Ma con questo rigore son 25 e parte il primo "grazie".
E' il calcio e siamo a meno uno, a un passo dal sogno, proprio quando un nuovo calcio piazzato di Cordova (ah, quante pernacchie prendeva all'Ardenza) mette sulla testa di un maremmano il pareggio che dovrebbe schiantarti il cuore, ma che non ci riesce.
Tornano moglie e bimba ed è il calcio che gli ultras non fanno passare un minuto dal pareggio e si rimettono in moto con cori e ritmi tribali.
E' il calcio che la tensione sale ma non molliamo.
E poi quel finale di tempo. Il fallo di mano giusto un pelo fuori dall'area... il Grosseto in meno di un uomo e punizione dal limite, lato Diamanti, per capirci.
Parte il mantra a mani giunte, la mia prima preghiera in anni e anni "Diamanti diamanti diamanti diamanti diamanti"... la moglie spiega alla bimba circospetta che è il nome di un giocatore e allora lei si mette accanto a me e mi imita. Mani giunte e vocina flebile "diamantidiamantidiamanti"... per lei è un gioco, per me è un cuore che batte un ritmo punk!
E Diamanti la mette velenosa, così è il calcio, la palla non trattenuta torna indietro e una ciabattata del nostro inossidabile lituano, il più criticato e comunque quello che ogni anno ci crede sempre, ci riporta in vantaggio.
Da lì in poi è un accavallarsi d'emozioni, d'esaltazione, di gioia bambinesca.
A volte è così... è il calcio baby.
E grazie a Dio, pur essendo una cosa di poco conto, a volte c'è e ti riporta indietro, quando credevi di poter cambiare il mondo e che saresti andato sulla luna.
A volte è così... e speriamo ancora altre e poi altre e poi altre, tante volte!

La Storia
(questo il corpo di una lettera che stamattina ho scritto ed inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, ai quotidiani Repubbilca, Corriere della Sera, il Tirreno, La Nazione, Il Corriere di Livorno)
Egregio sig. Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana dott. Silvio Berlusconi,
le scrivo questa mia dopo aver confrontato, nella giornata di ieri, queste parole pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama Hussein nel cuore dell'Islam al Cairo e le sue a Milano là dove dichiara "Milano sembra l'Africa" in senso dispregiativo.
Io credo profondamente che le parole del primo presidente afro-americano pronunciate ieri e dirette a tutti i musulmani di buona volontà siano "la" storia. Spero e mi auguro che le mie figlie un domani abbiano il piacere di studiarle e leggerle a scuola, come segno indelebile di quando il mondo virò definitivamente verso la ricerca di una cooperazione internazionale, della pace, della prosperità, della sicurezza.
Nel suo lungo discorso di ieri Obama ha posto al centro dell'agenda internazionale una serie di problemi che sono il cuore delle tensioni che in questi anni hanno diviso il mondo in due favorendo l'incomprensione piuttosto che il dialogo, la divisione piuttosto che la contaminazione, la guerra in voce della pace.
In primo luogo il presidente ha voluto sottolineare con forza i legami forti che uniscono i popoli musulmani a quelli occidentali, così tacitando il sentire comune che era stato negli anni fomentato dai discorsi e dalla pratica della Casa Bianca sotto la guida di George W. Bush e così confutando la devozione di paesi "alleati" quale il nostro sotto la sua guida come interpreti unici dell'esportazione forzata e unilaterale della democrazia in paesi indipendenti.
Secondariamente ha parlato del cuore del problema mediorientale: l'eterno conflitto israelo-palestinese. A differenza del nostro paese, dove è stata tacitata unilateralmente ogni critica allo stato di Israele quando a fine anno ha promosso un'azione scellerata e violenta contro le popolazioni di Gaza, Obama ha posto l'accento sulla necessità inderogabile di intervenire sui due fronti affinchè si persegua l'unica possibile strada per risolvere il conflitto: la realizzazione di due Stati conviventi e pacifici, dove i due popoli realizzino i loro sogni e le loro aspirazioni senza più la paura di scendere nelle strade o di addormentarsi per l'ultima volta accanto ai propri figli e ai propri cari.
Il terzo punto affrontato nel discorso di ieri, relativo all'uso del nucleare come fonte d'energia anzichè bellico, il presidente Obama ha indirettamente posto in risalto i legami oscuri che il nostro paese intrattiene con forze quali la Russia di Putin, a tutt'oggi paese che non ha concretamente accettato l'idea della non-proliferazione del nucleare nel mondo islamico. Di più. Obama ha accennato alla necessità che nessuno stato possa detenere l'arma atomica e proibire che altri possano farlo. Ha messo l'accento sulla necessità piuttosto di lavorare affinchè NESSUNO stato abbia più armi nucleari e che invece si impegni a trasferire conoscenze e tecnologie in modo tale da permettere a stati in difficoltà di dotarsi del nucleare quale fonte energetica.
Nel quarto punto, quello dedicato alla democrazia, ancora una volta Obama ha ammesso le colpe della precedente amministrazione americana la quale, unilateralemente, aveva deciso di contravvenire alle regole internazionali ed intervenire in prima persona e fuori dalle leggi per "esportare" con metodi militari la democrazia in Iraq. Ha anche parlato di quale sia l'idea della democrazia oggi negli Stati Uniti, ponendo l'accento sul fatto che non v'è democrazia senza un consenso diffuso e ottenuto secondo le regole della non sopraffazione; ha aggiunto che no v'è democrazia allorquando vi sia soverchia nei confronti dele minoranze, là dove vi sia peculato, corruzione, travisamento del mandato istituzionale ricevuto dagli elettori e allorquando si governi per scopi altri da quelli di migliorare lo stato di necessità e di eguaglianza del popolo che ha espresso legittimamente il proprio voto. Anche in questo punto mi sembra che la situazione italiana attuale vada riconsiderata dopo queste parole. Una libertà di stampa sempre meno evidente, un lento smottamento degli istituti democratici, della divisione tripartita dei poteri, un uso personale della democrazia che favorisce una parte a scapito dell'altra, un uso della giustizia di parte e non eguale per tutti gli italiani sono all'ordine del giorno e contravvengono alle basi morali di cui Obama parla affinchè si realizzi in maniera compiuta la democrazia.
Il quinto punto parla di libertà religiosa. Obama ricorda al mondo islamico che OGNI stato della federazione americana ospita almeno una moschea e che, in tutto, più di 1200 moschee trovano casa all'interno dei confini degli Stati Uniti. Questo è in controtendenza con le sue dichiarazioni di ieri o di giorni addietro quando Ella affermò che "le sinistre vogliono un'Italia multietnica, noi no". E' opposta alla pratica che alcuni dei suoi alleati e sodali, nell'accezione il partito leghista, pratica l'ostilità verso l'apertura alla costruzione di moschee in luoghi densamente popolati da musulmani o quando, di più, si piega al volere di un'unica religione, quella cattolica, per imporre leggi erga omnes, dimenticando il fulcro della laicità dello Stato Italiano e della libertà di ognuno dei suoi cittadini di osservare le pratiche della religione e lui più consona e vicina.
Al sesto punto si è parlato di diritti delle donne. E' agli occhi di tutti, in questi anni, l'uso che lei ha destinato alla figura femminile nel nostro Paese. Da più di vent'anni i suoi network hanno contribuito al diffondersi dell'idea che la donna è da identificare con il suo corpo e non già con il suo spirito, la sua iniziativa, la sua capacità di intervenire nelle decisioni fondamentali del mondo del lavoro, delle istituzioni apportando quella commistione di visioni che rende più feconda la vita di una nazione ma marginalizzandole al ruolo di sollazzi, di diversivi, di piacevole intrattenimento. La donna non già come protagonista al pari dell'uomo nella vita sociale ma come fidata lacchè, ostentata bellezza, velina silente e senza dignità. Ancora in questo punto vedo la distanza dalla sua pratica delle cose con il disegno universale che il presidente Obama ha tracciato per tutto il mondo.
Infine si è trattato di sviluppo economico. L'America è stata la culla esportatrice del virus neo-liberista e della bolla finanziaria che ha messo in ginocchio mezzo mondo. Il neo-liberismo e la globalizzazione selvaggia che hanno trovato terreno fertile ancor più nell'amministrazione Bush e in chi, come Lei, ha aggregato il nostro e altri paesi alla corsa infinita ad una ricchezza virtuale e innaturale sono giunti al capolinea. Obama riconosce la necessità di condividere competenze, tecnologie, specificità. Avvia processi virtuosi che redistribuiscano il potere economico in tutto il mondo, alla ricerca di un rallentarsi delle tensioni generate dalla "guerra" tra poveri e poveri di stati diversi. Parla di nuove fonti d'energia alternativa, di nuove forme più sobrie di consumo e produzione, di economia reale e non di finanza virtuale.
Il discorso che ieri il presidente degli Stati Uniti d'America ha pronunciato è l'unica traccia possibile sulla quale innestare il cambiamento mondiale; l'ultima strada perseguibile alla ricerca di nuovi equilibri, di prosperità, di condivisione, di tutela dei diritti umani, di universalizzazione della pace.
Tutto quello che Ella va dicendo in Italia da anni, invece, è diametralmente opposto a quello che è stato enunciato ieri, al Cairo, dove la Storia si è rimessa in cammino e dove i cuori di milioni e milioni di cittadini del mondo si sono riaccesi della passione verso la Politica con la "p" maiuscola.
Come avrà visto in questa mia non le ho posto domande imbarazzanti, faziose. Non ho toccato punti dolenti del suo emergere come uomo della finanza e poi della politica. Non ho parlato di leggi ad personam, non le ho posto le questioni che in questi giorni autorevoli quotidiani di tutto il mondo occidentale insistentemente le pongono.
Ho semplicemente esposto i fatti così per come li ho visti, confrontando le parole dell'uomo che guida la più importante democrazia del mondo, con la sua quotidiana pratica del potere e le sue idee di governo.
So bene che gran parte degli italiani l'hanno votata e probabilmente la voteranno ancora nella prossima tornata elettorale. Alcune delle ragioni per cui lo fanno mi sono ben chiare, altre mi rimangono oscure e indecifrabili.
Ma è mio legittimo diritto, quale cittadino italiano da lei rappresentato in Italia e nel mondo, di porle finalmente un'unica domanda che mi nasce spontanea nel vedere come il corso intrapreso dalla nostra nazione sia esattamente opposto a quello che il mondo sta intraprendendo anche grazie all'elezione di questo illuminato nuovo presidente statunitense.
Egregio dott. Silvio Berlusconi. Alla luce di quanto ieri detto da Barack Obama Hussein ai popoli musulmani e, più in generale, agli uomini e alle donne di tutto il mondo, e rispetto alle sue idee di politica, di economia, di finanza, di pari dignità tra diversi, di eguaglianza e di democrazia, non sente l'esigenza di farsi da parte, di lasciare la carica per la quale è stato democraticamente eletto, e far sì che la nostra nazione possa ricominiciare ad operare nel solco di questo nuovo modo di vedere il mondo e la politica?
Con la certezza che Ella vorrà rispondermi e con la devozione che devo al capo del governo della mia nazione, da italiano,
Le invio i miei Distinti Sauti,
Leonardo Vannucci.

Fatti e non discorsi...
Riporto integralmente su questo blog un mio post scritto sul forum di SportAmaranto e relativo alla situazione politica attuale, a pochi giorni dalle Europee.
Cari amici,
come avrete visto in quest'ultimo periodo mi sono astenuto dal commentare la situazione sportiva e quella politica su questo forum.
Sulla situazione del Livorno Calcio mi riprometto, più serenamente e più lucidamente, di intervenire nel periodo dei playoff, quando dovremo stringerci attorno alla nostra formazione. Anticipo che ritengo, alla luce della campagna acquisti di quest'estate, che il risultato fino ad ora raggiunto sia in linea con i programmi e con le promesse del presidente. Tutto quello che verrà da adesso in poi sarà un surplus... e speriamo che sia un qualcosa che ci faccia passare un'estate serena.
Serena invece l'estate non sarà dal punto di vista politico.
Non ho avuto voglia di leggere i post che sono stati prodotti su questo argomento in questi giorni e me ne scuso, autorizzandovi quindi a cassare anche il mio per par condicio.
Siccome però conosco i miei polli voglio puntualizzare un paio di cose, ad uso di chi ancora è in grado di connettere i neuroni alle idee, nella speranza che nell'urna possa discernere il grano dal loglio.
Posto che i dubbi sulla sinistra (non centro-sinistra, sinistra!) rimangono intatti e che forse alla luce di una nuova sconfitta si potranno finalmente ricreare le condizioni per un "restart" il problema oggi si pone dal punto di vista della situazione democratica del paese.
E' chiaro a tutti coloro i quali non tengano alla semplice demagogia ma ai valori fondamentali dello Stato che questi vent'anni di Berlusconi hanno demolito passo dopo passo tutte le conquiste che questo giovane ed incompiuto paese aveva raggiunto nel corso della sua storia.
Non vi è più valore nel nostro sistema parlamentare di rappresentanza del popolo giacchè i deputati ed i senatori sono stati via via svuotati del loro potere d'intervento sulla legiferazione o sull'opposizione ad una cattiva legiferazione. Si è incrinato il rapporto tra potere centrale e poterli regionali e locali allorquando si è vanificato ulteriormente l'applicazione di un federalismo di tipo solidale che era in nuce nel dettato costituzionale ma che non ha mai visto una sua compiuta realizzazione.
Si è disfatto il clima che permette di riscrivere le regole democratiche e del funzionamento della politica: chi vince prende tutto e non fa prigionieri.
Si è disintegrato l'equilibrio tripartito tra i poteri giudicante, legislativo e governativo, così mettendo a rischio le vite di ognuno di noi e la sicurezza nazionale.
La legge non è più uguale per tutti.
Si è svilito il senso profondo del fare politica; si è resa definitivamente precaria la vita di milioni di giovani; si è inaridito ulteriormente il patrimonio culturale delle nostre scuole e università così da favorire la crescita di una futura generazione di cerebrolesi; si sta svendendo, abbrutendo o distruggendo il patrimonio culturale che Dio c'ha messo sotto alle chiappe son insipienza e mancanza di lungimiranza e senso del futuro che lasciano impressionati.
Siamo diventati la società del "tutto e subito", del "se lo fa lui lo fo anch'io", del "ma agli italiani non interessa questo", del "menomale che Silvio c'è"...
Vent'anni di Berlusconismo si sono insediati in un'Italia non pacificata dalla guerra civile nè dagli anni di piombo, in un'Italia disorientata e sprecona, che non ha saputo proseguire dopo gli anni di sviluppo del dopoguerra se non arroccandosi in un consumismo via via più incontrollato. Vent'anni di Berlusconi si sono seduti accanto ad un paese in cattiva salute e lo hanno portato al coma profondo.
Non bastano le centinaia di inchieste sul premier. Non basta vederlo libero da ogni condanna per cavilli burocratici o per leggi riscritte ad personam. Non bastano gli scandali sessuali, gli illeciti finanziari, le turbative, i falsi in bilancio, le corruzioni, le collusioni accertate, le menzogne al popolo italiano.
Non basta niente di tutto questo e anzi, il voto nella sua direzione tende ad aumentare così confermando come il complesso di intuizioni messe in campo da più di vent'anni, dalla nascita della TV commerciale (tramite pratiche illecite, illegali, criminali) abbia raggiunto pienamente lo scopo prefissato di creare uno Stato abitato da zombies incapaci di riconoscere che i loro diritto venivano piano piano sottratti dalla loro piena capacità d'utilizzo, per sempre.
Una volta credevo fermamente che l'eventuale scomparsa di Berlusconi dall'agone politico avrebbe aiutato a liberare una nuova linfa e che il sistema politico avrebbe sviluppato anticorpi per tornare in uno stato inerziale decente.
Adesso invece sono convinto che l'Italia che ci lascerà Berlusconi sarà identica a quella che ci lasciò in eredità la Seconda Guerra mondiale. Un'Italia divisa dalla guerra civile, in macerie morali, una nazione da ricostruire.
Io non sto qui perorando la causa di nessuno degli altri contendenti in campo oggi in Europa o alle amministrative. Io mi sto appellando con tutta la buona volontà e accoratamente a tutti coloro i quali ancora possono svegliarsi da questo "coma indotto" e capire che non possiamo più permetterci, poichè siamo l'Italia e non il Burkina Faso, di avere alla guida di una nazione occidentale una persona così inadeguata ed incapace.
Chi ha dei figli pensi a loro... chi ha dei nipoti pensi a loro.
L'Italia ha bisogno di rialzarsi e di liberarsi da questo incantesimo oppressivo e malevolo.
E' il momento di unirsi, senza sinistra, destra o bandiere. Priorità assoluta per la rinascita di un sistema politico equilibrato e funzionale è l'immediata cacciata dell'uomo che sta riportando l'Italia al periodo del Ventennio.
Altro non ho da dire se non che credo nella Costituzione, nella Repubblica e nella politica.
Viva l'Italia, vogliamole bene!

La poesia più bella del mondo.
A volte nella vita ci sono incontri che ti cambiano per sempre. Non sempre sono persone, nel mio caso spesso si è trattato di un brano musicale o di un libro o di una poesia.
Questa poesia di Montale, una volta incontrata, non mi ha lasciato mai più. Ho sentito da subito l'esigenza di tenerla a mente, impararla a memoria, custodirla gelosamente e controllarla periodicamente, "per vedere l'effetto che fa".
Ogni volta me la rileggo piano, in mente, come un atto intimo. Aspetto il buio, o lo sconforto, o la pace del silenzio o una risposta che mi arriva. Poi la leggo e scopro che quello che mi regala, ogni volta, è il tempo. Il tempo di andare avanti e vedere "l'effetto che avrà".
Son gusti soggettivi e non è possibile riuscire a spiegare meglio cosa significhi per me, quanto valore io le dia... è come quegli odori che incontri una volta nella vita e ti appaiono di quando in quando riportandoti la loro fragranza e il tempo andato, l'esatto istante di quando si legarono impercettibilmente ed indissolubilmente a te.
Questa per me è la poesia più bella del mondo. Buona lettura.
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Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore d'ubriaco.
Poi, come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
Alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

L'Aquila
L'ommini so' le bestie più ambizziose, disse l'Aquila all'Omo - e tu lo sai: ma viettene per aria e poi vedrai come s'impiccolischeno le cose. Le ville, li palazzi e li castelli da lassù sai che so'? So' giocarelli. L'ommini stessi, o principi o scopini, da lassù sai che so'? Tanti puntini! Da quel'artezza nun distingui mica er pezzo grosso che se dà importanza: puro un Sovrano, visto in lontananza, diventa ciuco come una formica. Vedi quela gran folla aridunata davanti a quer tribbuno che se sfiata? È un comizzio, lo so: ma da lontano so' quattro gatti intorno a un ciarlatano.
Trilussa
... mi sembra quanto mai attuale e mi ha messo di buon umore.

La notte che Pinelli
Ieri l'altro nella mia libreria bellissima presentazione del libro di Adriano Sofri "La notte che Pinelli", edito da Sellerio.
Purtroppo Adriano non è potuto venire e di questo mi dispiaccio molto. Il libro, che io ho divorato appena uscito, è un resoconto minuzioso, rivolto ad un'ipotetica ragazza di vent'anni, degli eventi che portarono alla tragica morte dell'anarchico Pinelli all'indomani della Strage di Piazza Fontana.
Ci sarebbero moltissime cose da dire sul libro, preferisco relegarle ad eventuali commenti e lasciare che a parlare invece siano le parole dei professori illustri che ne hanno discusso nel nostro giardino:
il prof. Michele Battini
il prof. Carlo Ginzburg
il prof. Adriano Prosperi
L'audio, ringraziando Radio Radicale per la partecipazione, è lungo un'oretta e mezza. Auguro un buon ascolto a chi a voglia di ascoltarlo.

Uno dei migliori passati possibili...
Pubblico questa bellissima lettera di Alexander Langer ringraziando Valentino Liberto per avermela segnalata e passata via FaceBook, a testimonianza che non sempre i "social network" veicolano spazzatura. Alla luce di quello che è successo al PD in questi giorni e conoscendo il personaggio questo poteva essere uno dei migliori passati possibili... a futura memoria di quando dovremo scegliere di nuovo.
Lettera aperta: Voglio quel posto a Botteghe Oscure.
Care compagne e cari compagni del PDS, in questi giorni, dopo il coraggioso gesto di Achille Occhetto che vi obbliga a ripensare a fondo la politica ed il partito, un comprensibile turbinio si è scatenato intorno a voi.
Permettete anche a me, che non ne avrei particolare titolo, ad interloquire con voi. Sono rimasto colpito dall'intuizione di Ezio Mauro ("La Stampa", 14.6.): è l'ora del Papa straniero, diceva. Ciò non vale solo per il PDS: oggi tutte le curie sono in crisi, la gente si è accorta che troppe volte la corte ha sopraffatto il regno. Un "Papa straniero" - come del resto lo è Silvio Berlusconi e come lo sono Cacciari, Illy e Rutelli - può agire con candore, determinazione e libertà inedite.
E' chiaro a tutti che oggi la sorte del PDS non esaurisce il destino nè della sinistra, nè di quella più larga coalizione popolare che sarebbe necessaria. Ma vi influisce non poco. Ecco perchè credo che la vostra scelta e la stessa definizione della funzione di un nuovo leader del PDS non possano essere puri affari interni.
Una riedizione della coalizione progressista o di altri consimili cartelli non riuscirà a convincere la maggioranza degli italiani a conferirle un incarico di governo. Ci vuole una formazione meno partitica, meno ideologica, meno verticistica e meno targata "di sinistra". Ciò non significa che bisogna correre dietro ai valori ed alle finzioni della maggioranza berlusconiana, anzi. Occorre un forte progetto etico, politico e culturale, senza integralismi ed egemonie, con la costruzione di un programma ed una leadership a partire dal territorio e dai cittadini impegnati, non dai salotti televisivi o dalle stanze dei partiti. Bisogna far intravvedere l'alternativa di una società più equa e più sobria, compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia, anche tra i popoli. Da molte parti si trovano oggi riserve etiche da mobilitare che non devono restare confinate nelle 'chiese', e tantomeno nelle sagrestie di schieramenti ed ideologie. Ma forse bisogna superare l'equivoco del 'progressismo': l'illusione del 'progresso' e dello 'sviluppo' alla fin fine viene assai meglio agitata da Berlusconi.
Per aggregare uno schieramento nuovo e convincente bisognerà saper sciogliere e coagulare, unendo in modo saggio radicalità e moderazione. Bisognerà che la formazione più forte dell'opposizione - il PDS - che raccoglie e troppo spesso sterilizza tanti tra quelli che aspirano ad un mondo più giusto e più solidale, cambi radicalmente se stessa per diventare in modo efficace una forza promotrice di questo processo.
Se oggi vi offro di esaminare - nei modi che riterrete più congrui - una mia candidatura alla vostra guida, non lo faccio per presunzione o brama di una poltrona tutt'altro che comoda, ed in ogni caso chiederei un mandato a tempo determinato. Un gesto rivoluzionario del PDS, quale quello di affidarsi ad una guida "esterna" (non ostile) per cultura e militanza, con la disponibilità ad utilizzarne appieno le potenzialità di rottura e diversa ricomposizione all'interno e verso l'esterno (anzi, forse questi due termini non conserverebbero il loro valore), potrebbe mettere in moto una reazione a catena e restituire a molti tra coloro che oggi si sentono sconfitti e delusi un senso di riscoperta e di nuova motivazione a rimettersi in cammino.
Cordiali saluti, ed auguri di saggezza e coraggio.
Lettera aperta su "Cuore" del 25.6.94. "Certe proposte, proprio per la loro serietà, possono essere fatte solo attraverso dei mezzi d'informazione estremamente seri", aveva aggiunto nella lettera di accompagnamento alla stampa.

E' così...
... che funziona certa sanità privata. E' la lombardizzazione della sanità voluta dal ciellino Formigoni. Lo stesso personaggio che parlando di Eluana piange la sua morte e accusa di assassinio il padre, la magistratura, i medici e il Presidente della Repubblica.
Sentitevi un po' bene queste merde del Santa Rita cosa facevano per guadagnare di più sulle prestazioni.

Forchetta.
Crollo nella produzione delle auto in tutto il mondo. Le cifre in negativo sono impressionanti. Eppure un dato è significativo dei tempi che viviamo. La Ferrari chiude l'anno con un ottimo incremento, in totale controtendenza.
Questo, a mio modo di vedere, è uno degli indicatori più lampanti di come il neoliberismo selvaggio di questi ultimi anni abbia impresso una spinta criminale all'aumentare del divario tra ricchi e poveri. In tempi di crisi questi piccoli segnali economici sono cartine al tornasole che aiutano a capire meglio.
Il neoliberismo, se non il capitalismo tout court, stanno implodendo... i lavoratori si stanno riunendo, consci del sempre più elevato gap tra salario e costo della vita. L'avvento di un nuovo presidente negli Stati Uniti rilancia le possibilità di investire in politiche di sinistra anche nel vecchio continente. Insomma ci sono tutti i prodromi per ricominciare un cammino nuovo e, mi spiace dirlo, l'implosione di questi giorni di un PD senz'anima nè speranza non può che aiutare in questo senso.
Avanti!